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mercoledì 1 ottobre 2008



"Io ho imparato da mia moglie, dal mio caro piccolo insetto, che chiamavano "Mosca" e non so perché, che l'unico valore dell'esistenza è il coraggio di vivere… Lei non ha pensato mai di lasciar traccia di sé scrivendo prosa o versi e fu il suo incanto - e dopo la mia nausea di me… Le risate smascheratrici di mia moglie hanno proprio per oggetto i riti e i miti un po' ridicoli della letteratura e della poesia-fogna, la poetica di chi vive assediato dalle cose. Non a caso Vittorio Sereni, che era una persona seria, rifiutò la qualifica di "poeta"... Lo sa cosa mi ha detto la mia adorata Mosca prima di chiudere gli occhi?… Mi ha detto pirla, una parola gergale non traducibile. Da allora me la porto addosso come un marchio che resiste alla pomice. Ci sono altri pirla nel mondo ma come riconoscerli? I pirla non sanno di esserlo. Se pure ne fossero informati tenterebbero di scrollarsi con le unghie quelle stimmate."




domenica 21 settembre 2008






Parmigianino

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

« ...per investigare le sottigliezze dell'arte, si mise un giorno a ritrarre se stesso, guardandosi in uno specchio da barbieri, di que' mezzo tondi. Nel che fare, vedendo quelle bizzarrie che fa la ritondità dello specchio... ...gli venne voglia di contrafare per suo capriccio ogni cosa. Laonde, fatta fare una palla di legno al tornio, e quella divisa per farla mezza tonda e di grandezza simile allo specchio, in quella si mise con grande arte a contrafare tutto quello che vedeva nello specchio e particolarmente se stesso... ...E perché tutte le cose che s'appressano allo specchio crescono, e quelle che si allontanano diminuiscono, vi fece una mano che disegnava un poco grande, come mostrava lo specchio, tanto bella che pareva verissima; e perché Francesco era di bellissima aria et aveva il volto e l'aspetto grazioso molto e più tosto d'Angelo che d'uomo, pareva la sua effigie in quella palla una cosa divina »

(Vita di Francesco Mazzuoli pittore parmigiano, Giorgio Vasari)






venerdì 22 agosto 2008

AIUTA UN NAZI ANCHE TU

COME DIVENTARE UN VERO SKINHEAD

Già visto anni fa, ma come ho fatto a ritrovarlo?
Buona visione!


martedì 12 agosto 2008

lunedì 11 agosto 2008

domenica 10 agosto 2008

giovedì 7 agosto 2008


Il Diluvio Universale

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il diluvio universale, o semplicemente il diluvio, è un evento, oggi generalmente creduto mitico, in cui una divinità provocò un'inondazione di gigantesche proporzioni, che distrusse tutte o quasi le civiltà presenti all'epoca come punizione divina.

Il racconto di tale avvenimento (variamente spiegato) è diffuso in tutte le culture. Le storie di Noè e la sua arca nella Genesi (6,1-9,17),Deucalione e Pirra nella mitologia greca, Matsya nei Purana dell'Induismo e Utnapishtim nell'epopea di Gilgamesh sono tra le più conosciute versioni di questi miti. Una grande parte delle culture del passato e del presente hanno storie di una "grande inondazione" che devastò le antiche civiltà e distrusse l'umanità. Si suppone che il racconto originale del diluvio sarebbe sumerico e ricorderebbe un evento storico realmente accaduto nella Mesopotamia meridionale: forse una grande inondazione che sommerse la città di Ur e i cui sedimenti sono stati rilevati negli scavi archeologici. Dal racconto sumerico deriverebbe quello babilonese di Utnapishtim.

Il diluvio dai sumeri alla Bibbia

Secondo il racconto riportato nella Lista dei re Sumeri la sovranità fu fondata nella città di Eridu e passò poi da Bad-tibira a Larak, poi Sippar, Shuruppak e Kish. Ziusudra l'ultimo re di Shuruppak, Utnapishtim subisce il diluvio, preavvisato dagli dei, poi il re Etana di Kish fonda la prima dinastia dopo il diluvio nella città di Kish.

Interpretazioni dei racconti sul Diluvio

Fine della glaciazione

Alcuni hanno suggerito che si possa trattare di eventi eccezionali legati allo scioglimento dei ghiacci o all'innalzamento del livello del mare al termine dell'ultima glaciazione (ipotesi del fisico Vittorio Castellani). In particolare per l'area mesopotamica è stato recentemente ipotizzata una inondazione preistorica del Mar Nero (ipotesi di Ryan-Pitman). Questa teoria è stata sostenuta anche dal noto giornalista e scrittore Graham Hancock, le cui tesi, anche se supportate da indizi precisi e circostanziati, sono considerate da molti studiosi ricadere nel campo della fantarcheologia.

Interpretazione allegorica

Secondo altri studiosi (come Giorgio de Santillana ed Hertha von Dechend), il diluvio sarebbe invece un'allegoria dietro cui si adombrano in realtà simbologie proprie di un'astronomia primitiva relative ai mutamenti di posizione delle costellazioni osservati generazione dopo generazione per millenni. Questi miti, collegati con i ritmi stagionali e i tempi dell'agricoltura arcaica, sono connessi alle tecnologie agricole.


venerdì 20 giugno 2008

Venere di Brassempouy

da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Altezza: 3,65 cm; profondità: 2,2 cm; larghezza: 1,9 cm.

Rinvenuta nel 1892 da Édouard Piette nella Grotte du Pape, vicino Brassempouy, dipartimento delle Landes, Francia.

Frammento di una statuetta in avorio. È la più antica rappresentazione realistica di un volto umano mai trovata. È stata rinvenuta insieme ad altre 8 figure umane, spesso ignorate perché lavori incompleti.

Stimata al 23000 a.C. (Paleolitico superiore).

giovedì 19 giugno 2008



Venere di Willendorf

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


La venere di Willendorf, anche nota come donna di Willendorf, è una statuetta di 11 cm d'altezza, raffigurante una donna. Si trova attualmente al Naturhistorisches Museum di Vienna.

Storia

La statuetta fu rinvenuta nel 1908 dall'archeologo Josef Szombathy, in un sito archeologico risalente al paleolitico, presso Willendorf, in Austria. È scolpita in una oolite di pietra calcarea non originaria della zona, ed è dipinta con ocra rossa.

Intorno al 1990, dopo un'accurata analisi della stratigrafia del luogo, e dopo precedenti datazioni che la ponevano inizialmente al 10k A.C. poi fino al 32k A.C. , fu stimato che la statuetta sia stata realizzata da 24.000 a 26.000 anni fa. Non si sa quasi nulla delle sue origini, del modo in cui è stata scolpita, o del suo significato culturale.

Interpretazioni

Più che di un ritratto realistico di una figura femminile, si tratta di una sua idealizzazione, o secondo altre interpretazioni un autoritratto, che spiegherebbe le proporzioni alterate come una semplice questione prospettica. La vulva e il seno sono gonfi e molto pronunciati, cosa che suggerisce l'intenzione di rappresentare un significato fortemente connesso con la fertilità. Le braccia sottili sono congiunte sul seno, e il volto non è visibile; la testa si direbbe coperta da trecce o da un qualche genere di copricapo.

Il nomignolo "venere", attribuito alla statuetta all'epoca della scoperta, è stato recentemente oggetto di qualche critica.

Christopher Witcombe ha osservato: "l'identificazione ironica di questa figura con Venere era volta a compiacere alcune assunzioni dell'epoca circa i primitivi, le donne, e il gusto". C'è anche una certa riluttanza a identificare il soggetto della statua con la dea Madre Terra della cultura del paleolitico europeo. Alcuni suggeriscono che, in una società di cacciatori e raccoglitori, la corpulenza e l'ovvia fertilità della donna potrebbero rappresentare un elevato status sociale, sicurezza e successo.

I piedi della statua non sono fatti in modo tale da consentire alla statuetta di stare in piedi. Si è perciò speculato che potesse trattarsi di un oggetto da tenere in mano. Alcuni archeologi la interpretano come un amuleto portafortuna. Altri hanno ipotizzato che l'oggetto fosse pensato per essere inserito nella vagina, forse come rito di fertilità.